G. K. Chesterton - Il blog dell'Uomo Vivo
Società Chestertoniana Italiana
martedì 14 aprile 2026
Un aforisma al giorno - Chesterton e la pubblicità.
lunedì 13 aprile 2026
Riproposizioni - Dieci anni fa tiravamo fuori dal cappello il dibattito Chesterton - Shaw su: gli animali hanno un'anima? Dai, vecchi segugi...
Il collegamento qui sotto riporta ad una notizia che The Guardian, quotidiano "left wing" inglese, pubblicò originariamente il 15 aprile 1925. Centouno anni fa l'articolo, dieci anni fa il nostro post in cui lo segnalavamo.
È corredato anche della foto del ritaglio di giornale che appunto riportava la notizia di questo spettacolare dibattito:
https://uomovivo.blogspot.com/2016/04/dibattito-di-shaw-chesterton-gli.html
La foto allegata all'articolo in inglese è una di quelle arcifamose, di cui abbiamo dato notizia e spiegazione in diverse occasioni negli anni. Ritrae un altro più famoso dibattito che coinvolse Chesterton e Shaw, stavolta sotto la moderazione di Belloc ("la moderazione di Belloc": locuzione che ha qualcosa dell'ossimoro...). È la foto del famoso dibattito "Do We Agree?", ampiamente documentato sul blog (basta mettere "Do We Agree" nel motore di ricerca interno). "Do We Agree?" finì anche in volume, nelle librerie antiche circola liberamente ancor oggi.
Comunque avrete capito che esibirsi in dibattiti pubblici ed assistervi era uno sport molto in voga all'epoca. Come dicemmo qui, il pubblico pagava biglietti per assistervi, e se c'era qualche problema vociava fuori, cazzottava i portoni per entrare, faceva dei numeri...
Altri tempi.
Qui sotto qualche brano che invita alla lettura dell'articolo inglese.
Marco Sermarini
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In a contribution to the second instalment of a symposium on “Have Animals Souls?” which appears in the May number of “Animals,” Mr. George Bernard Shaw says: –
“What is a soul? Unless it is a specific acquisition like a spine, appearing at a certain stage in evolution, it is difficult to regard it as an exclusively human characteristic. However, there is nothing unreasonable or improbable in this view, which is virtually that of the Roman Catholic Church, and is indeed the common view amongst us.
“The line it draws may (if you have a fancy that way) be drawn lower down, to include dogs or even beetles. Survival after death is another matter altogether. A man may believe that he has a soul, and that a dog has a soul, without believing anything so monstrous as that he and the dog as individuals are going to live for ever.”
Mr G.K. Chesterton after stating frankly that the subject is one of the many questions on which he is content to be an agnostic, says: – “About one thing I am quite clear, that it is perfectly right that the two ideas of the immortal man and the immortal mongoose should be treated as quite distinct. The second is simply a speculation about the mystery of nature that lies around us; the first is a practical question affecting the common conscience of a man and the consequences of his own action.
“If there is one thing of which I am convinced it is that even our love of animals should be one sort of thing and our love of man another. I do not mean that our love of animals should not be a real and beautiful sort of thing; by all means let it be if it can, as real and beautiful as it was in St. Francis of Assisi. I mean it is in a different category and on another plane... There enters into the case of the man an element of serious spiritual sympathy and responsibility that does not exist in the case of the dog or the horse, still less of the mongoose or the hyaena.
Il resto lo trovate nel già riportato collegamento.
domenica 12 aprile 2026
Ancora sullo spiccato interesse di Chesterton per il nonsense.
«Questa raccolta di versi giovanili fu per Chesterton una cosa seria, il che – come lui stesso ci insegna – è tutt'uno con divertente. Sono versi che non vogliono suonare comici o satirici o semplicemente scanzonati; hanno la pretesa di giocare con le cose, dopo aver imparato a mettere in disordine il mondo interno nel modo in cui un bambino riduce in un campo di battaglia la sua cameretta. Nella fattispecie Gilbert compone questi versi per una bimba, una giovane cugina di Frances che si chiamava Rhoda. Anche attraverso la leggerezza di questi versi è capace di suggerirci che il disegno del mondo non è un meccanismo astruso, ma è qualcosa che attende ogni bimbo curioso che voglia mettersi a giocare».
La seconda è The Defendant (ampiamente citato sul nostro blog, tradotto in italiano prima come Il bello del brutto, edito da Sellerio, e successivamente da Lindau con il titolo L'Imputato), raccolta di articoli usciti su The Speaker, che presenta tra i vari titoli il seguente: "In difesa del nonsense".
Ho allora tradotto e pubblicato un saggio (suddividendolo in due post per facilitarne la lettura) apparso nel 1911 su l'Illustrated London News proprio sull'argomento:
https://uomovivo.blogspot.com/2026/02/una-aforisma-al-giorno-bisogna-essere.html
https://uomovivo.blogspot.com/2026/03/un-aforisma-al-giorno-sui-paradossi.html
In esso Chesterton si diffonde sull'importanza del genere e su quella dei contributi di Lewis Carroll e Edward Lear alla questione.
Ora scavando ci siamo resi conto di quanto il tema investa il pensiero di Chesterton, perché in Radio Chesterton (la raccolta di parte delle conversazioni radiofoniche effettuate da Chesterton alla fine degli anni Trenta sul programma radiofonico della BBC) c'è la trascrizione di una conversazione dal titolo Both Sides the Looking Glass, tradotto da Annalisa Teggi in Davanti e dietro allo specchio (la conversazione è raccolta in italiano in Radio Chesterton ed in inglese in The Spice of Life, visto che le trasmissioni nel loro complesso sono uscite in lingua originale solo nelle trascrizioni effettuate su The Listener, la rivista della BBC); si tratta della recensione di Miscellanea delle lettere di Lewis Carroll ai suoi piccoli amici e de La vita di Hans Christian Andersen di Signe Toksvig. È l'occasione per toccare nuovamente il tema parlando di queste opere, l'una contenente le lettere dell'autore di Alice nel paese delle meraviglie e l'altro una ben scritta biografia dello scrittore danese, ed anche per riportare luce sulla questione per come è trattata dal maestro del nonsense Edward Lear, di cui appunto Chesterton parla anche nel saggio del 1911.
Una chiave di lettura del tema, che è sempre il recupero delle cose ordinarie rendendole strane, è in questa frase:
ma perché un giornalista vecchio e noioso, che ora si è ridotto a parlare alla radio, perché quest'uomo attempato continua ad amare Andersen, anche dopo aver letto questo libro? Rispondo: perché la cosa più amabile del mondo è l'umiltà.
L'umiltà è una delle chiavi per cui l'uomo vede il mondo e la realtà come sono veramente, e il suo vero rapporto con il mondo stesso.
Uno dei mezzi per ottenere il risultato di
vedere il nostro intero sistema di vita ordinato come un cumulo di rivoluzioni stratificate (L'Imputato)
è l'uso dell'immaginazione per
rendere strane le cose stabili (...), rendere i fatti meraviglie (L'Imputato).
Quindi per lo scopo di vedere vive e non scontate le circostanze quotidiane c'è appunto l'umiltà e c'è pure il Mooreeffoc, nominato molte volte negli ultimi tempi qui sul blog perché citato in Charles Dickens. A Critical Study, cioè la fantasia e l'immaginazione applicate alla realtà da parte del Nostro Gilbert, la bizzarria delle cose divenute scontate e che tali non devono rimanere. Dunque anche il nonsense ha una funzione morale ed educativa.
Marco Sermarini
sabato 11 aprile 2026
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Un aforisma al giorno - Cosa è più bello della gratitudine.
Poche cose sono più belle della gratitudine.
Gilbert Keith Chesterton, Un folle racconto, in Luce diurna e incubo.
venerdì 10 aprile 2026
San Francesco d’Assisi - Gilbert Keith Chesterton, 1923,
San Francesco d’Assisi, il primo libro di Chesterton dopo la sua accoglienza nella Chiesa Cattolica, un libro che non mostra una netta transizione tra il vecchio Chesterton ed il Chesterton cristiano poiché il suo percorso di conversione non cambiò veramente il suo modo di pensare, bensì fece crescere la sua mente indirizzandola ad argomenti più elevati. San Francesco, difatti, era un Santo che Chesterton già ammirava: non fu una scoperta della sua conversione, ma più un ritrovamento. Ciò che rende veramente importante questa biografia è il pensiero da cui parte Chesterton, ovvero che il mondo apprezzava il Santo, ma non la sua santità ed è tramite questa premessa che l’autore scrive di questo grande uomo non come una figura mitologica o, a noi estranea, ma lo racconta nella maniera più umana e tangibile, e non attraverso le parole del santo, ma attraverso la sua vita. Fu, infatti, Chesterton a parlare di San Francesco come “un poeta la cui intera vita è stata una poesia”. É una biografia che si differenzia da quelle già scritte da Chesterton per il suo modo di mostrarci la spiritualità del Santo come una cosa tangibile quale era. San Francesco dimostrò che la sua conversione, il suo percorso che spesso si crede dover essere una cosa personale e quasi astratta, era in realtà più che fisico e più che personale: donava tutti i suoi beni ai poveri; dopo aver sentito la voce di Cristo iniziò subito a raccogliere le pietre per far ciò che il Signore gli aveva comandato: ricostruire la sua Chiesa. Come già scritto: Chesterton ammirava profondamente la figura di questo Santo e ne aveva ben compreso la grandezza e l’umiltà. Ce lo presenta, infatti, come lo specchio di Cristo, come una luna che riflette la luce del Sole; anche se Francesco non se ne rese mai conto, la sua umiltà lo portò a pensare a quanto fosse indegno anche solo dell’ombra del capo ricoperto di spine di Cristo. Tuttavia ne era degno, tanto da portare sul suo corpo le stesse ferite di Nostro Signore.
Un aforisma al giorno - È questo il legame immortale tra Dickens e le masse.
giovedì 9 aprile 2026
Riproposizioni - Chesterton in altre parole - The Oxford Companion to Charles Dickens, la voce su Chesterton ("considerato da molti dickensiani il miglior critico di Dickens").
Dal nostro blog, 27 aprile 2024 (siccome stiamo proponendo da tempo aforismi tratti dall'inedito in lingua italiana "Charles Dickens. A Critical Study", ci dice molto):
Chesterton, G. K. (1874-1936), considerato da molti dickensiani il miglior critico di Dickens. Scrisse per la prima volta su Dickens in The Bookman (1900, 1903) e pubblicò uno studio completo, Charles Dickens, nel 1906.
Si trattava in parte di una risposta a GISSING, il cui studio del 1898 aveva, secondo Chesterton, enfatizzato eccessivamente il lato oscuro dell'opera di Dickens.
Chesterton si propone di celebrare nel suo stile esuberante la suprema abilità e fecondità comica di Dickens e la sua glorificazione dell'uomo comune, soprattutto nella figura di Sam Weller. Nonostante le occasionali lacune in affermazioni discutibili o in facili battute, Chesterton riesce brillantemente a trasmettere il sapore unico dell'arte di Dickens e offre molte intuizioni penetranti nel funzionamento della sua immaginazione. Tra il 1907 e il 1909 scrisse le singole prefazioni per ciascuno dei libri di Dickens ristampati da J. M. Dent nella sua collana Everyman's Library.
Queste prefazioni, raccolte sotto il titolo Appreciations and Criticisms of the Works of Charles Dickens nel 1911 (ristampato nel 1933 con i primi due sostantivi del titolo invertiti), contengono naturalmente commenti più dettagliati sui singoli romanzi rispetto al libro del 1906, e vi si trovano alcune delle discussioni più interessanti e stimolanti di Chesterton sull'opera di Dickens, come la sua raffinata analisi della struttura centripeta di Bleak House.
In The Victorian Age in Literature (1913), Chesterton diede risalto a Dickens, definendo la sua come “la più squisita delle arti... l'arte di divertire tutti”, e per il resto della sua carriera continuò a sostenere Dickens come un artista supremamente grande in un periodo in cui la maggior parte dei critici accademici considerava i suoi risultati con indifferenza o vero e proprio disprezzo. T. S. Eliot dichiarò (1932), 'Non c'è critico di Dickens migliore del signor Chesterton', e molti illustri studiosi e biografi successivi di Dickens, come Sylvère Monod e Peter Ackroyd, hanno fatto eco a questo elogio.
MS
Chesterton on Dickens, a cura di Alzina Stone Dale (vol. 15 of The Collected Works of Gilbert Keith Chesterton, Ignatius Press; Chesterton on Dickens, ed. M. Slater (1992). The Chesterton Review, 11.4 (special Dickens number) (1985).
Michael Slater, in Paul Schlicke (ed), The Oxford Companion to Charles Dickens
https://uomovivo.blogspot.com/2024/04/chesterton-in-altre-parole-oxford.html
